Metalwave recensisce “Penis Barbecue” dei Give Us Barabba: “Non è facile dare un giudizio a quest’album, ma il mio parere è che “Penis Barbecue” cerca l’anarchia sonora…”

Il primo album dei Veneziani Give Us Barabba potrebbe sembrare grindcore, a giudicare dal titolo e forse dal nome della band, ma già guardando la copertina i conti non tornano tanto. Ed in effetti la realtà è parecchio diversa: i GuB iniziano nella loro prima “My band sax” (capito il gioco di parole?) in un modo, che poi subito diventa jazz, e poi si rivela di una follia alla System of a Down appena entra il cantato. Solo che il brano non prosegue così, ma in maniera ancora più folle, talmente cangiante e strampalato che si esce facilmente fuori dalla forma canzone, andando a toccare le pazzie sonore di Mike Patton, i Mr Bungle e anche Frank Zappa per certe cose volutamente grottesche e esageratamente eclettiche. Al che, mi fruscio le mani e caccio la lingua alla Fantozzi.
E le prime tre canzoni, in realtà, sono uno spettacolo, con la prima forse anche un po’ troppo folle ma che apprezzo molto, la seconda più ordinata e dalla forma canzone che però viene anticipata da un buon attacco di sax, e da una terza canzone che tra attacchi ska, parti stralunate e parti lente, mostra proprio lo stato caotico della spensieratezza. E poi? E poi, incredibilmente, il nulla.
Dopo un inizio così esaltante, i GUB non ci azzeccano più granché, e ci propongono una quarta canzone che sembra uno scarto di canzone di Elio e le Storie Tese, certo con un paio di abilità compositive, ma il cui testo fin troppo vicino alla trashata più che alla storiella divertente rende il brano un po’ troppo stupido. Dopodiché arriva la quinta canzone, normale e lineare, che non capisco che c’entra col resto se non per la voglia di fare un singolo easy listening (in inglese con tutte le canzoni in italiano? Boh..), mentre la title track alterna un funky con parti scimmiottatrici del metal (mix poco convincente, poco divertente e un po’ troppo ripetuto) all’inizio, per poi evolvere in una seconda parte non male ma che, come prima, sembra ancora una canzone scartata degli Elii. Ora, arrivati a neanche mezz’ora, c’è tempo per una strumentale con tanti sample (disseminati su tutto il disco, peraltro) da Berlusconi a Costanzo alle telecronache del calcio, e per un outro con beat e voce al contrario, grottesco, ma che non mi fa ridere né mi stupisce musicalmente.
Ora, io lo so che questo tipo di musica è un bel po’ soggettivo, e che tra i folli sperimentatori sonori c’è chi potrebbe apprezzare le indubbie capacità compositive dei GUB, ma non capisco perché tutto di colpo cambia e l’intensità cala drasticamente, trasformando questo gruppo da eclettico a un gruppo che sinceramente, a parte qualche momento interessante, non si sa se deve fare il verso a Elio, punta a qualche singolo radiofonico, oppure ama le trashate. A dirla tutta, “Penis Barbecue” all’ascolto dà un po’ lo stesso disorientamento che si ha se si guardano insieme la copertina e il nome dell’album: c’è qualcosa che non torna, qualcosa di fuori contesto e che non fa capire la band cos’abbia in mente di fare.
Non è facile dare un giudizio a quest’album, ma il mio parere è che “Penis Barbecue” cerca l’anarchia sonora, ma è interessante solo finché non si conoscono le follie sonore di Patton o Fantomas o la sfrontata irriverenza di Frank Zappa in brani come “Tengo na minchia tanta”, dopodiché questo cd si rivela appena carino e nulla più. E questo giustifica il voto che gli attribuisco. 

  1. My Band “Sax” – voto: 80
  2. Devin Townsend – voto: 85
  3. Happy! – voto: 85
  4. Io e te Senza di Lei – voto: 55
  5. Everything That I’ve Learned – voto: 60
  6. Penis Barbecue – voto: 55
  7. A per Venditta – voto: 55
  8. asselfiRenoisselfiRaL – voto: 55
  • ALBUM – voto: 65

A cura di Snarl.
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